La lingua dell’Europa è la traduzione [Umberto Eco]

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Ringraziamo Italo Rubino per il suo seminario sulla traduzione istituzionale presso l’Unione Europea, l’unica organizzazione internazionale che usa tutte le lingue dei Paesi aderenti come lingua ufficiale.

Italo Rubino ha esordito proprio mettendo l’accento sul multilinguismo, che, come ha affermato, esprime una visione di democrazia, nonché la volontà di non discrimiare le culture e i popoli dell’Unione.

Questo si traduce in un’enorme mole di lavoro per i traduttori interni e per quelli freelance (che ricoprono circa il 70% e il 30% del servizio rispettivamente). Nel 2014 sono state tradotte 2.300.000 pagine in 24 lingue, con più di 506 combinazioni linguistiche. Un’ingente quantità di materiale da tradurre in tempi brevi con scadenze ravvicinate, e mantenendo costantemente alto il livello di qualità. Poiché tutte le versioni linguistiche della regolamentazione hanno valore legale, si è dato avvio a un programma di qualità che include seminari di traduzione e revisione, una Guida del Traduttore, la condivisione di buone pratiche, controlli ex post, collaborazioni con esperti internazionali (ad esermpio la REI) e addirittura una versione personalizzata di SDL Trados per rendere il processo traduttivo il più efficiente possibile.

Il seminario si è concluso con un interessante spunto sulle conseguenze linguistiche del post-Brexit: l’inglese non sarà più una lingua dell’UE visto che l’Irlanda e Malta hanno scelto una lingua ufficiale diversa dall’inglese (ovvero il gaelico e il maltese). Si prospetta dunque una nuova sfida per l’inglese lingua franca (ELF), che ormai slegato dal suo contesto nativo, viene quotidianamente utilizzato dai cittadini europei in contesti internazionali e all’interno delle stesse istituzioni europee. Continuerà a crescere come lingua comune a fianco delle 23 lingue ufficiali o il suo sviluppo sarà arrestato a seguito dell’uscita del Regno Unito?